Rassegna stampa

Il Premio Galileo a Stefano Mancuso «Anche le piante hanno memoria»

Corriere del Veneto / di Barbara Codogno

È decisamente green la dodicesima edizione del Premio letterario Galileo per la divulgazione scientifica. Premiato ieri dal rettore dell’Università di Padova, dal sindaco e dall’assessore alla cultura del Comune di Padova nell’Aula Magna di Palazzo Bo, che custodisce proprio la cattedra di Galileo Galilei, vince sui cinque finalisti Stefano Mancuso con il libro Plant revolution. Le piante hanno già inventato il nostro futuro (Giunti, 2017). L’autore, pluripremiato all’estero – sempre per la divulgazione scientifica – è al suo primo premio italiano. Read more

19 maggio 2018
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«Le piante, necessarie e intelligenti» A Stefano Mancuso il premio per la divulgazione scientifica

Il Mattino di Padova / di Silvia Quaranta

È Stefano Mancuso, scienziato di fama mondiale e autore di “Plant revolution. Le piante hanno già inventato il nostro futuro” (Giunti, 2017) il vincitore della dodicesima edizione del Premio Galileo per la divulgazione scientifica. Ieri la premiazione nell’aula magna di Palazzo Bo a Padova, di fronte a un folto pubblico di studenti universitari e delle scuole superiori, chiamati ad esprimere il verdetto.

Il concorso prevede infatti una selezione in due parti: la prima scrematura, da cui esce la cinquina di finalisti, è affidata a una giuria composta da scienziati, divulgatori, accademici e comunicatori di alto profilo, quest’anno presieduta da una donna, Sandra Savaglio, oggi docente di Astrofisica dell’Università della Calabria e scienziata alla quale nel 2014 il Time ha dedicato una copertina, citandola come cervello in fuga dall’Europa. La seconda selezione prevede un voto popolare, espresso da un pubblico di duecento giovani lettori.

E la loro scelta, quest’anno, è stata netta: “Plant Revolution” ha ottenuto il punteggio più alto, staccando di molto gli altri finalisti. Stefano Mancuso è attualmente professore all’Università di Firenze e dirige il Laboratorio internazionale di neurobiologia vegetale. Nel 2012″la Repubblica” lo ha indicato tra i 20 italiani destinati a cambiarci la vita e nel 2013 il “New Yorker” lo ha inserito nella classifica dei “world changers”.

“Plant Revolution” è un libro di autentica divulgazione scientifica, di estremo rigore nei contenuti e dallo stile semplice e garbato, che con un pizzico di umorismo riesce a raccontare al grande pubblico le incredibili qualità dell’universo vegetale: le piante hanno straordinarie capacità di adattamento, possono vivere in ambienti estremi, si mimetizzano per sfuggire ai predatori, si muovono senza consumare energia, producono molecole chimiche con cui manipolare il comportamento degli animali (e degli umani).

«Le piante» dice l’autore «sono alla base della vita, letteralmente: noi dipendiamo da loro in tutto, pensiamo solo alla catena alimentare o alla loro capacità di produrre ossigeno, indispensabile alla vita umana. E rappresentano il 95% di tutto ciò che vive sul nostro pianeta: noi non ci facciamo caso perché abbiamo sviluppato una sorta di cecità nei loro confronti, ma basta prestare un po’ di attenzione a ciò che ci circonda».

E non è tutto. «Le piante» continua Mancuso «hanno una memoria del tutto simile alla nostra: sono in grado di ricordare avvenimenti e stimoli a cui sono state sottoposte, e quindi di rispondere in maniera più efficiente quando si ripropongono. E la loro struttura è estremamente evoluta: non è gerarchica come la nostra, dove il cervello controlla gli altri organi. Sono come reti senza un centro, funzionano in maniera distribuita e diffusa. Sono costruite come internet e come tutto ciò che consideriamo moderno: da Wikipedia al bitcoin».

Ai giovani che hanno sostenuto il suo libro, Mancuso ha rivolto un augurio: che qualcuno di loro, nel proprio futuro, decida di dedicarsi a sua volta allo studio delle piante e delle loro potenzialità. Sul podio, al secondo posto Marco Malvaldi (con “L’architetto dell’invisibile. Ovvero come pensa un chimico”, Raffaello Cortina, 2017) e al terzo Gabriella Greison (“Sei donne che hanno cambiato il mondo. Le grandi scienziate della fisica del XX secolo”, Bollati Boringhieri, 2017). Al quarto posto, Anna Meldolesi (autrice di “E l’uomo creò l’uomo. Crispr e la rivoluzione dell’editing genomico, Bollati Boringhieri, 2017), quinti Piero Martin e Alessandra Viola, autori di “Trash. Tutto quello che dovreste sapere sui rifiuti” (Codice Edizioni, 2017).

19 maggio 2018
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Galileo Festival Industria a caccia di nuovi saperi

Il Mattino di Padova

Dai big data alle applicazioni nel campo della robotica, l’innovazione viaggia ormai a una velocità che impone cambiamenti strutturali a ritmo incessante. Cambiamenti che impongono riflessioni di fondo sullo stesso concetto di natura umana, che richiedono competenze che mixano elementi filosofici e sociologici con intelligenze matematiche, statistiche, mediche e ingegneristiche. Da questi presupposti prende avvio il programma della sesta edizione del Galileo Festival dell’innovazione, promosso dal portale ItalyPost e dal Comune di Padova, in collaborazione con il Corriere Innovazione – Corriere della Sera, la Commissione europea e Agenda Digitale del Veneto 2020, che si terrà a Padova da giovedì a sabato e che da anni è il principale è più partecipato appuntamento nazionale sui temi dell’Innovazione. Di questi temi si discuterà a 360 gradi alla presenza di numerosi ospiti, tra cui Vito Mancuso, Francesco Profumo, Stefano Micelli, Viktor Mayor-Schonberger, Diego Piacentini, Giovanni Caprara e molti altri.Dio, Uomo e Tecnologia.

A dirigere la manifestazione, anche quest’anno, il responsabile editoriale del Corriere Innovazione ed editorialista del Corriere della Sera Massimo Sideri, che aprirà il Festival giovedì alle 11.30 al Teatro Verdi con un dialogo con uno dei più grandi teologi del nostro tempo, Vito Mancuso, sul tema “Umano Post-Umano: un dialogo su Dio, Uomo e Tecnologia”. Il nodo lavoro e competenze. Alle 18, si discuterà di “Champion a caccia di competenze: le competenze che mancano alle imprese” in uno degli appuntamenti clou della manifestazione che riguarda proprio il tema forse di più grande attualità, ovvero la drammatica assenza di competenze di cui le imprese hanno bisogno. Dopo il saluto di Gilberto Muraro, presidente della Fondazione Cariparo, tre imprenditori racconteranno ai giovani quali sono le competenze di cui hanno estremo e urgente bisogno. Si tratta di Valter Brasso della piemontese Teoresi (che solo quest’anno ha assunto 200 giovani), Emanuela Colosio della bresciana Colosio e Davide Stefanelli di Vem Sistemi. In seguito, il vicedirettore del Corriere della Sera Daniele Manca dialogherà con il presidente della Fondazione Fbk e già ministro dell’Istruzione Francesco Profumo, e con Stefano Micelli, presidente Progetto Manifattura Milano, su come i sistemi formativi rispondono – o meno – all’enorme quanto inevasa offerta di posti di lavoro, che rischia di limitare la competitività del sistema Paese.

Tra gli appuntamenti principali, giovedì, le presentazioni degli autori finalisti del Premio letterario Galileo per la Divulgazione scientifica: Stefano Mancuso, Anna Meldolesi, Marco Malvaldi, Gabriella Greison, Piero Martin e Alessandra Viola. Il giorno successivo, alle 11.30, in Aula Magna a Palazzo del Bo la proclamazione del vincitore. Dai big data allo spazio. La giornata di venerdì si caratterizzerà per un’altra serie di appuntamenti a partire dalla lezione di Marco Zanetti, docente di Fisica sperimentale alla Scuola Galileiana di Studi Superiori, sul tema “Machine learning: quali applicazioni nella vita di tutti i giorni?”. Alle 10, il focus si sposterà sul tema della proprietà intellettuale con un dibattito curato da Studio Bonini, “Brevetto o Segreto? Dai trade secrets alla cultura dell’innovazione”: protagonisti, tra gli altri, Maurizio Bianchini, docente di Diritto commerciale dell’Università di Padova ed Ercole Bonini, fondatore Studio Bonini. Alle 15, la lectio magistralis di Viktor Mayor-Schonberger, docente di Internet Governance and Regulation all’Università di Oxford e autore di Reinventare il capitalismo nell’era dei big data (Egea) che discuterà di “Big data revolution: l’etica nella società interconnessa”. Il pomeriggio prosegue alle 16.30 con l’intervento di Massimiano Bucchi, docente di Sociologia della Scienza dell’Università di Trento e autore di “Come vincere un Nobel. Il Premio più famoso della scienza”.I grandi della ricerca. La conclusione del Festival, sarà interamente dedicata al “Futuro della Ricerca” e alla presentazione di ricercatori che stanno rivoluzionando le scienze a livello internazionale. Tra i protagonisti dell’incontro curato con Airc e Armenise Harvard Foundation, nomi come Elisabetta Dejana, chief Vascular Biology Program Ifom, Firc Institute of Molecular Oncology Foundation, , Andrea Mattevi, docente di Biologia molecolare e Genetica dell’Università di Pavia, e Graziano Martello, ricercatore dell’Università di Padova.

13 maggio 2018
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Il Festival Galileo tra spazio e scienza

Corriere della Sera / di Elena Papa

Dipende da quale lato la si guarda, se quello più scientifico o quello più artistico, ma è sempre Padova. In questa contrapposizione che gioca con la storia, tra le ricerche di Galileo e i dipinti di Giotto, la città si aggiudica il titolo di “centro dell’innovazione”. E se la seduzione per l’arte non lascia scampo entrando nella Cappella degli Scrovegni, il monumento Memoria e Luce dell’architetto statunitense Daniel Libeskind identifica più di ogni altro capolavoro la vera essenza di Padova.

In questa cornice s’inserisce la manifestazione internazionale giunta alla sua sesta edizione: il Festival dell’Innovazione Galileo diretto da Massimo Sideri, editorialista del Corriere della Sera e responsabile editoriale di Corriere Innovazione (media partner dell’evento), e promosso da ItalyPost. Una tre giorni, dal 17 al 19, che prende il via con un dialogo su Dio,uomo e tecnologia con il teologo scrittore Vito Mancuso, prendendo spunto dal suo ultimo libro il Bisogno di pensare. Perché se nel nostro rapporto con la tecnologia «c’è una grande macchina che ci guarda e ci controlla, proprio come un Dio» — per usare le parole di Mancuso — allora forse esiste il rischio di idealizzare troppo il rapporto tecnologia-religione tanto da arrivare a pensare che, grazie all’intelligenza artificiale, potremo vivere fino a 120 anni.

Ma l’innovazione abbraccia tutti i campi, primi tra tutti quelli dell’industria. Così, se la quarta rivoluzione industriale ha portato all’Industria 4.0, è vero che le aziende, specie quelle emergenti, stanno cercando di capire come sfruttare al meglio le nuove tecnologie come l’Internet of Things, la robotica e l’intelligenza artificiale. L’argomento verrà ripreso durante l’evento Chi sono i Champions che competono con le global companies, al Caffè Pedrocchi. A parlare delle competenze del futuro saranno Daniele Manca,vicedirettore del Corriere della Sera, e Francesco Profumo, presidente della Fondazione Bruno Kessler e presidente Compagnia di San Paolo.

Forse non sarà l’intelligenza artificiale a farci diventare ultra centenari, ma sicuramente una buona qualità della vita, accompagnata dalla giusta alimentazione possono contribuire a farci vivere più a lungo. «Perché — racconta Eliana Liotta, giornalista e autrice di best seller di divulgazione scientifica come “La Dieta Smartfood” — si può dilatare la giovinezza e invertire il processo di invecchiamento», ne parla nel suo L’età non è uguale per tutti (La Nave di Teseo), il libro scritto in collaborazione con i medici dell’Humanitas che verrà presentato in anteprima proprio a Padova.

Droni e automobili che si guidano da sole, così si presenta la smart city. Ma una città, per aggiudicarsi il titolo di città del futuro non basta che sia digitale, occorrono anche investimenti in capitale umano e sociale. Rischi e opportunità della città intelligente è il tema del dibattito tra Aldo Bisio, ad di Vodafone Italia, e Diego Piacentini, commissario straordinario per l’Agenda digitale.

Quale sarà la moneta del futuro? La nuova frontiera e i pagamenti digitali con l’intervento di Nicola Saldutti caporedattore dell’economia del Corriere. Presente alla manifestazione anche il primo astronauta italiano Franco Malerba che incontrerà Giovanni Caprara, editorialista scientifico del Corriere della Sera. L’ex ministro Maria Chiara Carrozza, invece, interverrà in un evento parallelo presso l’Università di Padova.

Se dal 1911 al 2015 , in Italia l’unico premio Nobel nelle discipline tecnico-scientifiche assegnato alle donne è stato a Rita-Levi Montalcini, a palare di come si vince un Nobel sarà Massimiamo Bucchi, docente di Sociologia della Scienza dell’Università di Trento.

9 maggio 2018
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Diamanti: «Il populismo? Si incrocia con la democrazia»

Il Mattino di Padova / di Roberta Paolini

Il populismo come cifra del presente, l’attitudine alla crescita e poi alla normalizzazione di un movimento che diventa politica e si impone come distributore di utopie, che annienta i corpi intermedi e si insinua come estremismo del senso comune in una modernità distrutta dai bit nella sua realtà concreta e ricomposta in una realtà altra, digitale, illusoriamente libera, individualistica e tremendamente sola. Una realtà vissuta come eu-topica e nostalgica ma che rivela la sua base atopica, il suo spaesamento.

Ilvo Diamanti ne ha scritto a quattro mani con il sociologo Marc Lazard, il più attento analista francese dei fatti politici italiani, l’hanno chiamata Popolocrazia, intitolando il loro ultimo libro. Un titolo che in netta antitesi con il termine più nobile “democrazia” e indica, al contrario, un potere immediato. Il passaggio da democrazia rappresentativa a democrazia diretta è la popolocrazia.

Sabato al Teatro Olimpico di Vicenza il direttore de il Mattino di Padova, la tribuna di Treviso, la Nuova di Venezia e Mestre e del Corriere delle Alpi, Paolo Possamai ne ha discusso insieme al politologo e sociologo italiano Diamanti e la storica Karoline Roerig all’interno de Il Festival Città Impresa. Ne sono emersi alcuni tratti distintivi che partendo dalle analisi puntuali di Diamanti disegnano i contorni e le destinazioni del successo di partiti come il Movimento 5 Stelle e la Lega. «Il populismo viene usato spesso come concetto indefinito – dice Diamanti – lo utilizziamo con la sua valenza prescrittiva e non descrittiva.

Nel pronunciare la parola si dà un giudizio, ciò che non ci piace è populista. Dimenticando che la base semantica è il suo riferimento al popolo, al demos». È quel sentimento di antipolitica che in Italia, come ricorda Possamai, «diede origine negli anni Quaranta al Fronte dell’Uomo qualunque, che raccoglieva il consenso di quelli che non si sentivano rappresentati». Tre sono le colonne che supportano il populismo: «La critica delle élite, la domanda di confini, se non esiste un altro, uno straniero, che definisca non esiste il populismo», ma gli altri sono anche l’establishment, nella sua forma compiuta e globalizzata: l’Unione Europea. «Infine – dice Diamanti – la critica alla democrazia rappresentativa».

L’utopia digitale spinge infatti a credere che sia possibile ricreare l’Agorà, «il mito di poter ricostruire la piazza e dare vita ad una democrazia immediata, privata di corpi intermedi, una democrazia diretta». Questa sfiducia nel presente ribadisce Diamanti alimenta i movimenti e i partiti populisti, è il loro carburante, perché dà voce a coloro «che si sentono periferie rispetto al potere». «Eppure in Francia ha vinto un campione dell’establishment come Emmanuel Macron», fa notare Possamai. La risposta di Diamanti e Roering destabilizza: sia Macron che Angela Merkel, emanazioni del potere costituito, hanno mutuato le categorie populiste per contrastare l’avanzata dei movimenti alternativi al sistema. Ed hanno vinto per questo. Di più, hanno personificato la loro offerta politica:«Il populismo è il partito dei capi, dei leader in cui ci si può identificare» dice Diamanti. E così En Marche!, il partito di Macron ripropone proprio le iniziali del nome del presidente francese EM. Mentre la Cancelliera diventa la garanzia per la Germania con la sua Grosse Koalition.Ma se il populismo contagia l’establishment, a sua volta partiti come il Movimento 5 Stelle ammorbidiscono i toni e si “normalizzano”. «È la controdemocrazia cristiana – spiega Diamanti – il partito di massa che opera in Italia con una trasversalità politica assoluta, assorbendo voti a destra e a sinistra, il populismo non è più deprecabile è incrociato con la democrazia».

16 aprile 2018
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Cassese: «Per riformare la burocrazia servono dieci anni: nessun politico lo fa»

Corriere del Veneto / di Gian Maria Collicelli

«C’è un malato, con una malattia che tende a non curare». Nella metafora sanitaria del giudice emerito della Corte costituzionale, Sabino Cassese, si coglie alla perfezione lo stallo in cui versa il sistema amministrativo del Paese. Dove il «malato» è la pubblica amministrazione, la «malattia» è la burocrazia – almeno nella sua parte più negativa e impattante – e l’empasse è generata dalla politica. «Per riformare la pubblica amministrazione servono almeno una decina d’anni – è il pensiero di Cassese – con costi nell’immediato e risultati solo nel medio-lungo periodo. E questo di certo non incentiva i governi a impegnarsi in una riforma seria e profonda del sistema, quando invece il tema dovrebbe essere il primo punto di un qualsiasi programma di governo del Paese». Insomma, per il giurista il dito contro la burocrazia in realtà andrebbe esteso anche al mondo politico: «In presenza di governi deboli servirebbero amministrazioni forti, ma ciò non avviene».

Cassese, già ministro per la Funzione pubblica nel Governo guidato da Azeglio Ciampi negli anni 1993-1994, ha tenuto ieri una lectio magistralisdal palco del teatro Olimpico sul tema «Stato e imprese, dove hanno origine le strozzature burocratiche», nell’ambito del programma del Festival città impresa. Una lezione sul mondo della pubblica amministrazione e su quello che il moderatore della mattinata, il direttore del Corriere del Veneto Alessandro Russello, ha definito «un mostro», ovvero la burocrazia.

Ma non c’è da aspettarsi solo un atto d’accusa contro quel «mostro». Il ragionamento di Cassese è più ampio, parte da alcuni esempi in cui carte, norme, sentenze o passaggi obbligati rallentano le opere e le iniziative pubbliche e arriva a un punto chiave: «Se la burocrazia è un ostacolo – ha detto ieri il giurista- c’è qualcosa che blocca a sua volta la burocrazia e la pubblica amministrazione in generale».

Cassese individua diverse cause che influiscono nelle strozzature burocratiche. Parte dal mondo politico («Ogni Parlamento cerca di disegnare leggi che superino la burocrazia creando però norme sempre più complesse che complicano le cose»), coinvolge la magistratura («Quando i giudici arrivano ad essere decisori di ultima istanza su opere e progetti») e mira anche all’interno della stessa funzione pubblica: «La differenza di stipendi porta i bravi tecnici, da molti anni, a passare dal pubblico al privato. Con il risultato che la pubblica amministrazione esternalizza sempre più decisioni, progetti e pure idee progettuali, aumentando costi e tempi». Non aiutano nemmeno le nomine politiche influiscono: «Ogni governo nomina i propri funzionari e siccome in media gli esecutivi durano poco – ha affermato ieri Cassese – il ricambio è continuo e le competenze non emergono».

Il risultato è un paradosso, ben spiegato dal giudice emerito: «Il governo addita la burocrazia e la burocrazia è scontenta del governo e dello Stato». Un vulnus, dunque. Tuttavia la ricetta per uscirne c’è: «Servono competenze e non improvvisazione – ha chiuso l’insigne giurista – si deve cambiare organizzazione e paradigma di ragionamento tenendo a mente la variabile tempo, ma tutto questo deve entrare nell’agenda politica. Non se ne parla nei programmi di governo eppure dovrebbe essere uno dei primi punti all’ordine del giorno».

14 aprile 2018
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La ripresa dell’economia tra valori e innovazione

Giornale di Vicenza / Di Matteo Carollo

Analizzare la ripresa economica e le ambizioni dell’industria italiana;riflettere sui grandi flussi commerciali che attraversano il nord Italia; chiedersi in che modo i territori possono essere attrattivi. Sono solo alcuni degli obiettivi che si prefigge l’undicesima edizione del Festival città impresa, al via oggi con una serie di incontri in città. Quest’anno l’iniziativa, diretta dal giornalista del Corriere della sera Dario Di Vico, punterà i riflettori proprio sul tema della ripresa dell’economia, in particolare nel triangolo compreso tra Veneto, Emilia e Lombardia. Una delle finalità principali sarà quella di riportare l’attenzione sull’economia reale e sul contributo dell’industria al benessere del territorio.

Proprio per riflettere sullo stretto rapporto che lega le imprese al luogo nel quale operano e alle persone che vivono in quella stessa area, Confindustria Vicenza, nell’ambito del festival, ha organizzato l’incontro “Fabbricare valori: l’impresa e il cambio di paradigma”, in programma domani dalle 11 alle 12.45 nella sede di palazzo Bonin Longare. Il dibattito tra esperti, che sarà introdotto dal presidente di Confindustria Vicenza Luciano Vescovi, avrà al centro il nuovo progetto degli industriali berici: “Fabbricare valori: persona, impresa, territorio”. L’evento, che prenderà le mosse dalla presentazione del libro di Mauro Magatti “Cambio di paradigma. Uscire dalla crisi pensando al futuro”, vedrà la partecipazione di Roberto Antonietti, professore di economia dell’innovazione all’Università di Padova, Giovanni Bonotto, direttore creativo Bonotto e componente dell’advisory board Fabbricare valori, Gabriele Lendaro, responsabile per la sostenibilità di Fabbrica italiana sintetici. L’incontro sarà moderato da Riccardo Bonacina, presidente e direttore editoriale di Vita. Sempre domani, alle 10 a palazzo Leoni Montanari, è previsto il convegno “Il 4.0 a misura dei piccoli”, organizzato da Cna Vicenza: i relatori analizzeranno i rapporti delle imprese con le nuove tecnologie digitali, i risultati raccolti da chi ha scelto di innovare e le difficoltà per le aziende.

La giornata di oggi sarà aperta, alle 10 alle Gallerie d’Italia di palazzo Leoni Montanari, dall’amministratore delegato di Fincantieri Giuseppe Bono, il quale proporrà alcuni spunti di riflessione sulla ripresa economica nei distretti italiani. Seguirà, alle 11.30 al teatro Olimpico, la lectio magistralis del giurista Sabino Cassese sul rapporto tra burocrazia e imprese. A dialogare sul tema saranno il presidente di Confindustria Vicenza Luciano Vescovi, il presidente nazionale di Cna Daniele Vaccarino e Giovanni Costa, amministratore di Intesa San Paolo. Nel pomeriggio, alle 15 sempre all’Olimpico, interverrà il presidente di Federmeccanica Alberto Dal Poz per riflettere sulla parola chiave “impegno” e proporre un decalogo formulato dall’associazione. Esperti a confronto, sempre nel pomeriggio, su manager e aziende di famiglia, mentre saranno toccati anche gli argomenti del budget dell’Italia e della pagella di Bruxelles, tra tasse, spending review e investimenti. Un focus sarà proposto sulle relazioni tra le imprese e il mondo della scuola.

Palazzo Trissino, ospiterà, invece, dalle 16.30, il dibattito tra il sindaco di Piacenza Patrizia Barbieri, quello di Bergamo Giorgio Gori e di Vicenza Achille Variati. Nell’incontro, moderato dal direttore del Giornale di Vicenza Luca Ancetti, i primi cittadini discuteranno su come sia possibile rendere attrattivi i territori. Torna al festival anche il tema della “grande regione dell’A4”, attorno al quale ruoterà l’analisi dei grandi flussi che attraversano il nord Italia. Tra i relatori, che affronteranno l’argomento dalle 16.30 a palazzo Chiericati, anche l’amministratore delegato di Atlantia Giovanni Castellucci e quello di Italo Flavio Cattaneo, per una riflessione sulle infrastrutture del Paese. Tra i temi discussi nel corso della giornata sarà protagonista anche quello dell’innovazione digitale. In particolare, alle 18, a palazzo Bonin Longare, è in programma l’incontro “Verso la smart factory: i big data modificano le organizzazioni”, mentre alla stessa ora a palazzo Trissino, i tecnici si chiederanno se il digitale contribuirà a trasformare le piccole e medie imprese. Le sfide del made in Italy saranno infine al centro dell’appuntamento serale previsto alle 21 al teatro Olimpico, con la partecipazione del presidente esecutivo di Eataly Andrea Guerra. Gli eventi del festival, alcuni dei quali già sold out, sono gratuiti; in ogni caso è consigliata la registrazione.

13 aprile 2018
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La ripresa del Nordest tra burocrazia e lavoro

Giornale di Vicenza / di Matteo Carollo

La ripresa del Nordest, con i riflettori puntati sull’economia reale. Sarà questo il tema dell’undicesimo Festival Città Impresa, in programma in città da venerdì a domenica. In particolare, attraverso più di 30 incontri sarà fatto il punto sul nuovo triangolo dello sviluppo Veneto-Emilia-Lombardia.

«In questi giorni si parla molto di equilibri governativi difficili e vincoli europei – ha spiegato il direttore del festival Dario Di Vico -. Nessuno parla, però, dell’economia reale; eppure c’è un “sottostante” alla politica che si rivela importante. Oltre agli obiettivi locali, c’è dunque il compito di portare l’economia reale e le sue tendenze al centro dell’attenzione». Il giornalista del Corriere della sera ha presentato la kermesse a palazzo Chiericati con il fondatore di ItalyPost Filiberto Zovico e il vicesindaco Jacopo Bulgarini d’Elci.

La ripresa dell’occupazione, le nuove imprese, il dibattito se la ripartenza del Nordest parli cinese o tedesco: queste, ha spiegato Di Vico, sono le tendenze attuali dell’economia reale. Senza contare il cortocircuito tra offerta e domanda di lavoro secondo il quale, nonostante una disoccupazione giovanile al 38 per cento, le imprese faticano a trovare tecnici da assumere. «Vicenza è sempre stata al centro di una rete fittissima di traffici nel corso dei secoli, – ha sottolineato Bulgarini d’Elci -. Per questo, anche quest’anno mi sento di dare il benvenuto alla manifestazione». Il festival è promosso da ItalyPost, Dipartimento di scienze economiche e aziendali “Marco Fanno” dell’Università di Padova e Comune di Vicenza con la Commissione europea e la Fondazione Corriere della sera e i main partner Intesa San Paolo e Cassa di risparmio del Veneto.

Tra gli ospiti spiccano i due manager alla guida di aziende italiane che si sono distinte per aver fatto acquisizioni all’estero: Giuseppe Bono, amministratore delegato di Fincantieri e Giovanni Castellucci, ad di Atlantia. Aziende il cui cuore batte a Nordest, la cui presenza al festival racconta le ambizioni dell’industria italiana. Non poteva mancare una riflessione sul rapporto tra Stato e imprese, con la lectio magistralis del giurista Sabino Cassese. Torna anche il tema della “grande regione A4”, per un ragionamento sulla necessità che i flussi del Nord Italia siano gestiti in maniera prospettica e interregionale; il dibattito sarà così affrontato dai soci delle autostrade, di Italo e del sistema portuale.

Lo sviluppo dei territori sarà invece al centro del confronto tra i sindaci di Piacenza Patrizia Barbieri, di Bergamo Giorgio Gori e Achille Variati; l’incontro sarà moderato dal direttore del Giornale di Vicenza Luca Ancetti. “Fabbricare valori: l’impresa e il cambio di paradigma” sarà uno dei temi affrontati dal presidente di Confindustria Vicenza Luciano Vescovi. Un altro tema caldo del periodo è quello legato a Facebook: il direttore del Tg La7 Enrico Mentana, proporrà così un confronto tra i social e la vecchia tivù.

Non mancheranno i temi politici, anche se, vista l’attuale situazione, gli organizzatori non hanno invitato esponenti di governo. In ogni caso, il deputato del Movimento 5 stelle Emilio Carelli, il leghista Roberto Maroni e il direttore del Corriere della sera Luciano Fontana si chiederanno se sia possibile parlare di Terza repubblica. Il fenomeno della Lega di Salvini sarà posto sotto i riflettori dal giornalista Oscar Giannino. In chiusura il drammaturgo Stefano Massini, consulente del Piccolo teatro di Milano e autore dell’opera “Lehman Trilogy”, presenterà il reading “Prevedere l’economia, interpretare i sogni. Da Lehman a Freud”. Il programma dettagliato è consultabile sul sito web del Festival città impresa.

10 aprile 2018
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Gentiloni: «Svolta verde, aveva ragione Langer Raccolta differenziata, Trento è un esempio»

Corriere del Trentino / di Margherita Montanari

«In questa congiuntura macroeconomica positiva, l’Italia deve avere il coraggio di investire sulla green economy, il modello economico dei prossimi dieci anni, l’unico in grado di assicurare stabilità e qualità alla crescita, curando al contempo le cicatrici sociali ed economiche che il paese si porta dietro dalla crisi». Parla dal palco della Green Week di Trento il presidente del consiglio Paolo Gentiloni. Non si lascia avvicinare dai giornalisti («Non è giornata»). Anche se, commentando la sconfitta del centrosinistra alle elezioni, si dice «dispiaciuto per un quadro generale devastante», e per l’esito corrispondente in Trentino, storica roccaforte del centrosinistra.

Il premier, ospite ieri a Trento per il Festival della Green economy, ha anche approfittato della breve tappa in città per confrontarsi con il presidente della Provincia Ugo Rossi e con Lorenzo Dellai, ancora in carica come presidente della Commissione dei Dodici. Un incontro blindato, nelle aule del dipartimento di Lettere. L’occasione per setacciare le ultime concessioni all’Autonomia rimaste in sospeso in questa legislatura che si è dimostrata la più produttiva nel dare attuazione allo Statuto; e per valutare in extremis le strategie da applicare sulle partite ancora aperte. Tra queste, la questione del rinnovo della concessione della A22, la cui proroga è a rischio dato che il termine ultimo per la firma è il 30 settembre e il quadro di instabilità politica che si prospetta non dà la certezza che si riesca a formare un governo operativo in tempi idonei. Sul contenuto dei colloqui mantiene il riserbo Lorenzo Dellai. Lascia però intendere, definendo Gentiloni «una bella figura», che un centrosinistra trainato dal primo ministro uscente potrebbe essere cosa buona.

La scommessa di Paolo Gentiloni sulla Green economy è motivata dal «salto di consapevolezza sul tema» che ha notato soprattutto nelle nuove generazioni. «Se, come diceva Alex Langer, la conversione ecologica si afferma quando diventa socialmente desiderabile, credo che ci troviamo nel momento adatto a una svolta green dell’economia italiana». Potrebbe far credere il contrario la reazione ottenuta dall’introduzione dei sacchetti biodegradabili a pagamento nei supermercati, a suo avviso «eccessiva». Invece «i dati positivi sul riciclo dei rifiuti dicono che sul tema c’è attenzione». «Sotto questo aspetto l’Italia, pur con differenze tra le varie regioni, è molto competitiva — chiosa il premier uscente — A Trento si ricicla l’80% dei rifiuti, direi che stiamo andando decisamente bene».

Si muove poi lungo due binari l’impegno preso dal governo italiano uscente verso un’economia green. «Sul fronte delle strategie energetiche, l’Italia punta all’uscita totale dall’economia del carbone, almeno nel termoelettrico, entro il 2025, e scommette sul gas come energia di transizione», spiega. A questo disegno va associato «un investimento per l’impresa 4.0». Senza dimenticare che «la green economy tende a creare più che a distruggere posti di lavoro». Il tutto si inserisce nella cornice dell’economia circolare, «in grado di rendere la limitatezza delle risorse una risorsa». La sintesi è, insomma, che «la competitività del sistema italiano nel campo della conversione ecologica è reale e deriva in parte da misure legislative che l’hanno incoraggiato, in parte dal fatto che un terzo delle imprese hanno investito trasversalmente in tecnologie green, consapevoli che tingersi di verde fa marketing e rende più competitivi».

27 marzo 2018
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Arzignano: la concia sa diventare “verde”

Giornale di Vicenza / di Maria Elena Bonacini

 “Arzignano green land”, ma non c’entrano Scozia e Irlanda. Quattro aziende della Valle del Chiampo domani saranno invece protagoniste dell’iniziativa omonima, che rientra nella “Green week” promossa, tra gli altri, da ItalyPost e Fondazione Symbola. Dalle 10 alle 16.30 infatti, sarà possibile visitare Acque del Chiampo, Ilsa, Samia e Dani, tutte aziende della zona che hanno messo la sostenibilità al centro della propria azione, come racconteranno alle 17 nel convegno che si svolgerà al Teatro Mattarello di Arzignano.

LA DEPURAZIONE. Opera non solo a valle della concia Acque del Chiampo, il cui depuratore compirà 40 anni ad aprile. «Il ciclo della pelle non è completo senza un depuratore in grado di sostenere i ritmi del distretto – afferma l’ad Andrea Pellizzari – e il festival è l’occasione per raccontare ciò che si fa anche in ricerca e sviluppo, su cui investiamo 2,5-3 milioni sui 46 di ricavi. L’impianto di trattamento dei fanghi completerebbe il circolo ambientale». Se il depuratore è un modello in Europa, il lavoro è ben più ampio, come spiega Mirco Zarlottin (R&S): «Stiamo valutando con le aziende quali siano i prodotti chimici più biodegradabili e anche i benefici e l’attuabilità del progetto di recupero del pelo». Un’idea che riprenderebbe un lavoro già fatto nel passato. «Oggi il pelo viene sciolto – spiega Daniele Refosco, direttore dell’impianto di depurazione – mentre se fosse recuperato solido potrebbe essere riutilizzato: diminuirebbe l’inquinamento dell’ac- qua». Cosa invece già riuscita riguardo al sale. «Moltissime pelli arrivato salate per la conservazione e questo sale finiva nell’acqua. Oggi le sbattono, lo tolgono e adeguatamente lavorato viene poi usato in caso di ghiaccio».

LA QUESTIONE DEL PELO. Un’operazione di recupero è anche quella fatta con il grasso di scarto, riciclato per ricavare biocarburante o saponi, dalla conceria Dani. Il presidente Giancarlo Dani auspica una collaborazione ancora più stretta con la Stazione sperimentale delle pelli: «La sede resti a Napoli, ma vanno creati due grandi laboratori in Toscana e qui, per far ricerca anche per le Pmi. L’accordo c’è, dobbiamo trovare spazi idonei». Sul progetto del pelo è invece scettico Paolo Girelli, presidente di Ilsa: «C’è bisogno di grossi investimenti da parte delle aziende e di definire chi raccoglie il pelo e dove si fa l’impianto. Se Acque del Chiampo lo realizzasse al suo interno noi saremmo disponibili, ma farlo qui sarebbe troppo complicato, per i problemi legati alle autorizzazioni, che in Italia nel campo del riciclo sono lunghe e complicatissime. La metà di ciò che finisce in discarica potrebbe essere recuperato, ma nessuno in Italia si prende la responsabilità di decidere e autorizzare». Il loro lavoro è altamente all’avanguardia, grazie alla collaborazione decennale con numerose università anche internazionali. «Trasformiamo gli scarti di pellame trattato in proteine pure al 98%, che vengono utilizzate come fertilizzanti nell’agricoltura biologica. A questo affianchiamo le biotecnologie per realizzare prodotti partendo da materiali di origine vegetale. E siamo l’unica azienda del nostro settore in Europa ad avere fatto l’analisi di impronta ambientale di processo e prodotto e stiamo lavorando a livello europeo perché questi diventino gli standard».

«VIA I PFAS». Impegnata sulla sostenibilità anche Samia, che crea prodotti per la finitura delle pelli e negli ultimi anni ha posto particolare attenzione a eliminare composti chimici particolarmente inquinanti come ftalati, formaldeide o pfas. «Oggi non si tratta tanto di rispettare le normative – sottolinea Raoul Sartori, manager di ricerca e sviluppo – ma di andare oltre, visto che sono i nostri clienti e i consumatori a chiedercelo». «Il futuro delle aziende italiane si fonda su questi temi – conclude Giacomo Zorzi, presidente Unic di Vicenza – Per questo abbiamo promosso un documento di sostenibilità per comunicare cosa significa questa parola, troppo abusata, per la concia».

13 marzo 2018
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