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Antonio Maconi

Operazione fabbriche aperte: «Imprese vicine al territorio»

di Maria Elena Zanini / Corriere della Sera

L’appuntamento dal vivo è per il 29 novembre, ma ieri, con l’evento Open Factory Lab, c’è stata una anticipazione dell’evento di cultura industriale e manifatturiera, organizzato da L’Economia e ItalyPost che coinvolge imprese e territorio, che apre le porte delle fabbriche al pubblico. «È un momento difficile, ma le imprese stanno provando a reagire — sottolinea Filiberto Zovico, fondatore di ItalyPost —. Per questo è importante far capire quanto sia vitale il fattore “impresa” per l’economia italiana. Ma a farlo devono essere le stesse imprese: gli imprenditori devono raccontare in prima persona il loro lavoro e il loro ruolo sociale».

Nonché il loro cambiamento verso una dimensione più sostenibile, come ha ricordato Toni Volpe, ceo di Falk Renewables. Per Gianfilippo Mancini, amministratore delegato di Sorgenia, il vantaggio straordinario che gli imprenditori italiani hanno «è lo spirito di adattamento, il trovare soluzioni di fronte a problemi nuovi: è giunto il momento in cui a queste qualità si accompagni una crescita dimensionale del mondo delle imprese».

Che le imprese italiane siano per lo più poco capitalizzate è una storia nota «e non è certo colpa della crisi sanitaria», puntualizza Luciano Colombini, alla guida di Banca Ifis. «Se vogliamo trovare uno spunto di miglioramento dalla crisi, è nel senso di una miglior predisposizione delle pmi a fare sistema per crescere e competere sui mercati globali. Noi, anche in questo, siamo pronti a supportare gli imprenditori». Anche nella crescita digitale. Come dice Daniele Lago, ceo e capo design della Lago spa (tra le aziende che apriranno le proprie porte in novembre), «il futuro sarà un esercizio di equilibrio tra fisico e digitale, anche per il design». Altra società che aprirà al pubblico è Labomar, guidata da Walter Bertin che durante l’emergenza ha prodotto e messo a disposizione (gratis) per le forze dell’ordine mascherine e igienizzanti. E ora si ritrova con un nuovo settore di business attivo. Apre le porte anche la Castagna Univel di AlbertoNicolini, leader nella produzione di packaging alimentare con sede a pochi chilometri da Codogno, che ha garantito il confezionamento dei prodotti destinati alle nostre tavole. Le tre aziende non hanno mai smesso di investire in questi mesi: nuovi macchinari, nuovi stabilimenti, in un costante legame col territorio.

Fabbriche aperte: viaggio tra ripresa e solidarietà

di Raffaella Polato / L’Economia del Corriere della Sera, 29 giugno 2020

«Ancora fiducioso», si dirà Daniele Lago, a dispetto delle mille difficoltà attraversate con il lockdown, lo stop forzato dell’azienda, la chiusura dei negozi. «Fiducioso» perché per lui, una delle figure più originali del design italiano e perciò imprenditore simbolo del settore al di là dei volumi di fatturato (40 milioni, con 200 dipendenti), nel post Covid ci sarà ancora più spazio per una nuova idea del vivere e dell’abitare. E, dopo questa esperienza, non ha dubbi: l’intera industria del mobile saprà sfruttare al meglio la rivoluzione digitale che in questi mesi ha cambiato il modo di approcciare le cose.

Storie

Michele Moltrasio di Gabel, a sua volta uno dei brand più conosciuti del comparto cui appartiene comprende i marchi Gabel1957, Somma1867, Vallesusa, Pretti –, racconterà perché la sua azienda è considerata una «sartoria industriale», come la qualità del made in Italy permette di essere competitivi nel mondo della biancheria per la casa. Giuseppe Conti, di Saib, azienda piacentina di Caorso da 123 milioni di euro di fatturato nel 2018 racconterà come perfino sui pannelli truciolari si possa fare innovazione e qualità. E poi, ancora, Alberto Nicolini, amministratore delegato di Castagna Univel, leader nella produzione di packaging alimentare con sede a pochi chilometri da Codogno, prima zona rossa d’Italia: lui, che durante tutta la fase del lockdown ha dovuto lavorare anche il sabato e la domenica per garantire il confezionamento dei prodotti destinati alle nostre tavole, racconterà quale l’importanza abbia avuto in quel periodo difficile tenere aperta l’intera filiera produttiva dell’agroalimentare e di una serie di altri settori. E ancora: Walter Bertin, che con la trevigiana Labomar fa ricerca e produzione di integratori alimentari e dispositivi medici conto terzi (per 57 milioni di ricavi), e la cui storia è un po’ il paradigma delle tante altre che Open Factory 2020 vuole raccontare.

La storia cioè di come, nel pieno dell’emergenza, imprenditori come Bertin abbiano riconvertito parti delle loro fabbriche per produrre e mettere a disposizione gratuita delle forze dell’ordine, che ne erano sprovviste, gel igienizzanti (per esempio, nel caso specifico: in altri si è trattato di mascherine, o di camici e tute usa-e-getta per medici e infermieri). Dopodiché, la scoperta è stata che dalla linea produttiva temporanea-d’emergenza poteva nascere una produzione stabile, da aggiungere a quelle già presenti. La Labomar l’ha avviata. Oggi ha un nuovo settore di business.

Saranno questi imprenditori e queste aziende – in rappresentanza di tante altre che hanno già aderito e stanno confermando la loro partecipazione a Open Factory, l’opening di cultura industrial-manifatturiera organizzato da L’Economia e ItalyPost, in calendario quest’anno per domenica 29 novembre – che domani mattina alle 11, racconteranno in una diretta streaming trasmessa su Corriere.it perché, soprattutto in questo 2020, è importante che ogni imprenditore apra anche solo per mezza giornata le porte della sua azienda al pubblico.

Certo, in una fase come questa dedicare energie a un opening richiede sforzi, coraggio e capacità di visione. Solo i migliori imprenditori possono o riescono a esprimerli nei momenti difficili. Le aziende, tutte, si trovano a fare i conti pesanti difficoltà del mercato, con cali stimati tra il 20% e il 50% nella gran parte dei settori. A ciò si aggiungono le difficoltà tecniche, legate al rispetto delle severe norme di sicurezza che quasi tutte le imprese si sono autoimposte. Ma è proprio perché gli imprenditori hanno chiaro che per crescere, o anche solo per sopravvivere, non serve chiudersi in difesa e bisogna cercare di contrattaccare, che molti di loro stanno accettando la sfida di Open Factory: aprire per dare un segnale all’esterno, far toccare con mano che le fabbriche sono un luogo vitale e sicuro.

Questa edizione di sarà del tutto particolare e diversa da quelle degli anni scorsi, per due motivi. Il primo è che nell’epoca del Covid19 l’idea di andare dentro una fabbrica, seppur per piccoli gruppi, sembra essere contraria a una certa idea di sicurezza. Il secondo riguarda la convinzione che, in un momento di crisi, ci si debba concentrare sul lavoro. Ma è proprio per dimostrare quello che gli imprenditori non hanno smesso di raccontare – e cioè che le fabbriche sono luoghi sicuri – che aprire le porte diventa un gesto di fiducia e trasparenza nei confronti dei cittadini e della comunità.

Open Factory diventerà qualcosa di più di un momento di scoperta e socializzazione del mondo produttivo: sarà un momento di affermazione dell’importanza che le fabbriche svolgono per la vita economica e sociale. Non solo. Perché, se ad aprire saranno imprese di settori assai diversi, dalla metalmeccanica alla chimico-farmaceutica, dall’arredamento alle calzature, ci sarà una sezione speciale dedicata alle aziende che hanno contribuito alla lotta al Covid19. Chi ha fabbricato mascherine o gel, chi tamponi, chi letti di ospedale, o strumentazioni biomedicali. E chi, semplicemente, ha garantito la prosecuzione delle filiere agroalimentare o farmaceutica.

A dimostrazione che le fabbriche non servono solo a produrre lavoro e ricchezza, da redistribuire (o così dovrebbe essere) per pagare servizi pubblici, sanità, scuola, ma anche per garantire che, di fronte ad una emergenza, ci sia chi può fornirci macchinari fondamentali per garantire la nostra salute.

In 20.000 per Open Factory. Boom di visite per scoprire le fabbriche del Made in Italy

Un vero e proprio assalto alle aziende ha caratterizzato questo pomeriggio domenicale in ben sette Regioni italiane. L’occasione è stata la prima edizione nazionale di Open Factory, l’opening di turismo industriale e manifatturiero nel corso del quale 50 aziende tra le più innovative e rappresentative del proprio territorio hanno aperto – in contemporanea – le porte ai visitatori, dalla Lombardia al Friuli Venezia Giulia, dal Piemonte alla Toscana, dal Veneto all’Emilia Romagna fino all’Umbria. Nonostante le stime iniziali facessero riferimento a un numero di presenze vicino ai 15.000 visitatori, negli ultimi giorni si è verificato un vero e proprio boom di iscrizioni che ha fatto superare ogni pronostico, dal momento che tra oggi e venerdì scorso sono state ben 20.000 le persone che si sono dedicate alla scoperta della manifattura Made in Italy. Read more

Le porte aperte nelle fabbriche. Oltre 20 mila in fila

Corriere della Sera / di Francesca Gambarini

Al Porto di Venezia la pioggia non ha scoraggiato i visitatori che ieri hanno deciso di trascorrere il pomeriggio in una delle più grandi factory del Veneto, alla scoperta dello scalo e delle sue infrastrutture, tra torri mobili, ormeggi, gru e «polipi» che sollevano fino a 30 tonnellate di merci. Risultato: quattro tour, tutti straesauriti, da giorni. Read more

Domenica in fabbrica: 50 aziende a porte aperte

L’Economia del Corriere della Sera / di Raffaella Polato

A metà della settimana scorsa, dunque dieci giorni prima dell’Open Factory Sunday, parecchie aziende avevano già il tutto esaurito per ogni turno di visita. L’anteprima riservata agli studenti — l’Open Factory Schools, i laboratori organizzati da alcune di quelle stesse aziende per venerdì 23 — è sold out da un po’. E e parliamo di 5 mila ragazzi iscritti. Per il bilancio finale, considerato il trend, le stime dicono che a passare una domenica pomeriggio visitando le «fabbriche aperte» potrebbero essere, in totale, 15 mila persone. Read more

Domenica 25 novembre sarà Open Factory. In migliaia in tutta Italia per entrare nelle fabbriche e scoprire la manifattura made in Italy

Si preannuncia una giornata da tutto esaurito l’Open Factory che domenica 25 novembre vedrà aperti al pubblico 50 stabilimenti in tutta Italia, come quello della Perugina e il museo del caffè Lavazza, i laboratori di ricerca dell’Eni e gli impianti di Snam, il produttore di filati di Prato Cofil e Tessuti di Sondrio. Attesi 15.000 visitatori per scoprire i segreti della manifattura Made in Italy Read more

Ecco le nostre fabbriche Facciamoci un giro

L’Economia del Corriere della Sera / di Raffaella Polato

Gli imprenditori del Nord-Ovest, che all’autarchia non credono e l’alta velocità (ferroviaria, dunque green) la vogliono: per non trovarsi sbarrata la porta da/per l’Europa sono persino scesi in piazza. I loro colleghi del Nord-Est, stanchi di essere dipinti in blocco come inquinatori, gente che in testa non ha mai pensieri, valori, idee a volte geniali: solo e soltanto «schei». Le piccole imprese familiari, che così piccole poi — a saperle guardare – non sono: eppure persino chi vive accanto a loro ignora, quasi sempre, di avere per vicini di casa leader mondiali dell’una o dell’altra nicchia di mercato. Read more

Dove nasce il gusto

Corriere del Veneto / di Antonino Padovese

Entrare nel cuore della produzione del gusto, scoprire quali passaggi sono necessari per lavorare i prodotti che finiscono sulle nostre tavole, dal cioccolato al panettone, dal Prosecco all’olio, senza dimenticare il mondo delle cucine professionali. Tutto questo è We-Food, la manifestazione in programma fino a domenica e che coinvolge 20 aziende tra Veneto e Friuli Venezia Giulia. Read more