Il mondo produttivo: «Ridateci l’alternanza scuola lavoro»

Corriere della sera / di Donatella Tiraboschi

Si capisce che il cuore dell’industria italiana batte al cardiopalmo per l’Ilva. Anche nell’ultima giornata del Festival Città Impresa, pur tra diversi argomenti che sullo sfondo lo inorgogliscono «perché non dimentichiamolo mai, ma siamo il secondo Paese industriale d’Europa», il patron di Brembo, Alberto Bombassei definito scherzosamente, ma non troppo «padre nobile dell’industria italiana» dal direttore del Festival Dario Di Vico, editorialista del Corriere della Sera, gira il coltello nella piaga siderurgica di Taranto. «Quelle che si piangono oggi sono lacrime di coccodrillo — ha commentato il patron della Brembo e presidente del Kilometro Rosso — il Governo ha cambiato delle regole già fissate per compiacere i 5 Stelle».

E ancora più tuonante è stato il giudizio del numero uno di Confindustria Brescia (e da molti indicato come il successore di Boccia), Giuseppe Pasini: «Il caso dell’Ilva è quello di un partner mondiale che viene ad investire nel nostro Paese senza trovare coinvolgimento. È drammatico. Se 11 mila operai restano a casa, quel che rimane non lo puoi sostituire con dei parchi giochi. Con 5 mila dipendenti in meno e una produttività ridotta, Arcelor Mittal non avrà più la capacità di essere competitiva sul mercato».

Taranto è lontano mille km rispetto a Bergamo, a Brescia e Milano che, sulla linea autostradale di 100 km che le unisce, come ha sottolineato il vice presidente di Assolombarda, Antonio Calabrò, si innestano nel cuore di una regione, come la Lombardia, che è la prima «per Pil, per export e valore aggiunto manifatturiero. E anche se occorre riconoscere che da sola Milano non ce la farebbe mai a competere, va evidenziato come sia determinante il suo ruolo che riesce a coagulare competenze e territori diversi».

Rifacendosi ai recenti avvenimenti per la determinazione della futura governance della Camera di Commercio, il presidente di Confindustria Bergamo Stefano Scaglia ha posto l’accento sulla «volitività di una scelta che riflette una unitarietà di direzione, nell’ottica di una convergenza di iniziative».

Perentorio l’invito del mondo industriale rivolto al viceministro dell’Economia e le Finanze, Antonio Misiani, che seduto in platea ha preso appunti per tutto il tempo: «Ridateci l’alternanza scuola-lavoro. La rivogliamo».